Levare
Per l’alternativa non basta allargare il campo: bisogna scolpire una forma
L’uomo è un animale politico. Politico, certo, ma anche animale. E gli animali, quando l’ambiente cambia, cercano un habitat in cui sopravvivere. Vale anche in politica. In questo contesto storico, lo sforzo consiste nell’abbattere recinti provvisori o vetusti e lasciare libero l’animale politico.
Nel 1997, davanti alla chiesa di San Giusto a Volterra, lo scultore inglese Anish Kapoor (in foto) collocò un grande blocco di marmo bianco nell’ambito della seconda edizione di Arte all’Arte. All’apparenza, una massa compatta, corpo estraneo davanti alla facciata storica, che solo da vicino rivelava una cavità levigata. Michelangelo ci insegna che la scultura è già dentro il marmo e che il lavoro consiste nel levare. A questo si ispirava l’opera di Kapoor; a questo dobbiamo ispirarci oggi.
Infatti, quella massa marmorea può essere letta come la materia politica che preme contro l’impalcatura monumentale della politica italiana. Applicando questa metafora alla sinistra italiana, se dietro ci sono Resistenza, Costituzione e internazionalismo, davanti c’è un blocco vivo, ancora da scolpire perché si integri con ciò che lo precede e offra una visione nuova con al centro diritti umani, municipalismo, disarmo e welfare pubblico. La materia nuova c’è. La forma ancora no. Perché?
Perché le linee rosse restano implicite. Sono evidenti, ma si fatica a tradurle dalla piazza al palazzo, senza disunirsi. Anzi, invece di scolpire, ci si allarga. Invece di dare forma, ci si conta.
La Supermedia AGI/YouTrend del 30 aprile lo mostra bene: il campo largo PD-M5S-AVS-Italia Viva/+Europa arriva al 45,6%, contro il 44,6% del centrodestra. Sulla carta la coalizione cresce. Nella realtà politica, però, quella può diventare la combinazione meno capace di governare una vittoria, qualora arrivasse. Perché una coalizione si può assemblare in un grafico, molto meno in una campagna vera. Immaginare insieme forze così diverse significa chiedersi subito dove passano le linee rosse su diplomazia, giustizia sociale, modello di sviluppo. Se quelle linee restano implicite, la somma si allarga e il consenso, inevitabilmente, si svuota.

Ma le linee rosse, prima o poi, emergono. Spesso male.
Il 25 aprile lo ha mostrato: a Milano, la Brigata ebraica è uscita dal corteo dopo tensioni e contestazioni; a Roma, un giovane che, secondo le cronache, avrebbe dichiarato di far parte della Brigata ebraica è stato fermato per gli spari contro due iscritti all’ANPI mentre esponenti di +Europa e Radicali sono stati aggrediti e allontanati da membri del collettivo Cambiare Rotta; a Bologna, un ex docente dell’UniBO e militante di Italia Viva è stato allontanato dal corteo perché portava con sé le bandiere dell’Ucraina e dell’Unione Europea.
Palestina, guerra, antifascismo, diritto internazionale e memoria pubblica richiedono una posizione politica oltre la testimonianza. La presenza di persone nei cortei della Liberazione che rifiutano di riconoscere il genocidio in Palestina, l’impunità di Israele e la complicità occidentale si configura inevitabilmente come una provocazione politica. Le identità religiose e il ruolo storico di chi combatté il nazifascismo restano alla storia. Il nodo oggi sta nell’uso politico improprio delle narrazioni bibliche, mentre la Palestina viene cancellata. Definisci liberazione.
La stessa frattura si ripropone nelle istituzioni. A Milano, il caos sul gemellaggio con Tel Aviv mostra cosa accade quando una linea già approvata dal Consiglio comunale viene neutralizzata dall’amministrazione in modo opaco.
Il punto, quindi, è quanta energia politica possa emergere nelle condizioni adeguate, piuttosto che semplicemente sommare le realtà. Un Cerbero a tre teste con AVS, PD e M5S potrebbe apparire sfavorito nelle previsioni rispetto a un’Idra a cinque o più teste, ma potrebbe invece avere un potenziale imprevedibile se risolve le proprie linee rosse e costruisce una visione comune attraverso processi e proposte condivise, scolpendo il blocco à la Michelangelo. Quell’Italia dormiente, che non si riconosce nei cartelli elettorali ma torna a muoversi quando le si parla al cuore, si attiva quando sente parole nette su diritti, Costituzione, pace, salari, casa, dignità. Come ha scritto Marco Travaglio nell’editoriale di domenica 3 maggio sul Fatto:
“Il referendum ha appena dimostrato che per trascinare alle urne astensionisti cronici e giovani al primo voto bisogna parlare chiaro, papale papale, dando loro un buon motivo per andare al seggio.”
Levare, in questo senso, serve ad allargare.
Intanto le placche si muovono anche dall’altro lato. Forza Italia prova a distanziarsi dalla destra “rozza” targata remigrazione, come si è visto al Remigration Summit e sul tema del fine vita. Al centro cercano approdo riformisti, calendiani, renziani, liberali alla deriva. Calenda indica Salis e attacca le primarie dei “signori delle tessere”. Salis rivendica Genova, che starebbe funzionando. Ma come? Con poltrone, vecchie reti e incarichi nelle partecipate, come segnala il Fatto.
Se la transumanza verso il centro cerca riparo, lo trovi. Ogni voto, sommato, non diventa popolo. Spesso è solo un problema.
Parlare ora di primarie brucia il tempo della politica.
La Repubblica è parlamentare; il premierato, per ora, è scampato. Il Presidente della Repubblica affiderà l’incarico di formare il Governo a chi avrà più chance di ottenere la fiducia delle Camere, formatesi attraverso il nostro voto (da capire con quale legge elettorale).
Per un’alternativa credibile e durabile servono prima processi, proposte, programmi. Invertire il percorso significa raccogliere un frutto non ancora maturo. Anche vincendo con un campo larghissimo, sarebbe quasi impossibile governare.
In questo senso, Decidiamo!, la piattaforma annunciata da Alleanza Verdi Sinistra per il 9 maggio a Roma, indica la via. La credibilità di governo, attorno alla quale si gioca la partita del 2027, si consolida quando una linea rossa condivisa e chiara diventa scelta e informa le politiche.
Che ogni animale politico trovi il proprio habitat, dunque. A noi martelli, subbie, gradine per scolpire il blocco: Levare, dopo essersi levati, per elevare la lotta.
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