Video virale di Intesa San Paolo, i perché di un errore di comunicazione

Sta circolando insistentemente in rete, in queste ore, un video realizzato dai dipendenti e dalla direttrice della filiale di Castiglione delle Stiviere della banca Intesa San Paolo che ha attirato l’attenzione e l’ironia di molti utenti.

Il filmato, il cui scopo originario era quello di promuovere le attività svolte presso l’agenzia (così come stanno facendo altre filiali italiane), è diventato maldestramente virale a causa ciò che viene detto e fatto in quel minuto e 59 secondi di immagini che rischiano di esporre al ridicolo il buon nome del “brand”.

Nel video la direttrice, dopo qualche secondo di esitazione, si cimenta nella presentazione del piccolo comune lombardo, caratterizzato da «un tessuto economico e sociale molto attivo e le sedi di diverse importanti aziende tra cui Amica Chips e Golden Lady» per poi lasciare dare la parola agli stessi dipendenti per una brevissima e striminzita presentazione personale («ciao, sono X»).

Passano i secondi e la direttrice si premura a salutare un dipendente che non ha potuto partecipare alla realizzazione dello spot perchè malato («ne approfitto per fare un saluto a Fabio, che ha avuto un problema di salute. Ciao Fabio») e a ripetere ripetutamente «anzi» per dare maggiore enfasi al suo discorso.

Il video si conclude con l’intonazione delle strofe iniziali di una canzone realizzata qualche anno fa dal Sermig – Arsenale della Pace: «Io ci sto, ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore» e il primo piano di una torta a forma di cuore raffigurante il logo della banca e la scritta “Io ci sto”.

Alla luce di tutto questo, è possibile parlare di un importante errore di comunicazione. Spieghiamo, in breve, cosa c’è che non va nello spot promozionale della filiale di Intesa San Paolo di Castiglione dello Striviere e il successo “al contrario” del video.

1 – Riprese fatte in maniera artigianale da uno smartphone

Il video è stato girato con un dispositivo smartphone che conferisce alle immagini un senso di amatorialità e a-professionismo. Chi ha registrato non ha tenuto conto né della qualità delle riprese né del possibile lavoro in fase di montaggio. Inoltre il filmato è mosso, indugiante e realizzato tenendo il device verticalmente attraverso l’occhio soggettivo di chi sta dall’altra parte della fotocamera. L’osservatore avverte un sentimento di scarsa cura e poca serietà.

2 – Il saluto “all’amico a casa”

Va bene voler abbattere “la quarta parete” per interagire maggiormente con lo spettatore, ma salutare il dipendente ammalato è sinceramente troppo. I secondi di promozione non fanno parte di una diretta streaming o di un gioco a premi dove è possibile spezzare la “rigidità” del format. Ciò ha contribuito a dare un effetto esilarante al filmato, scatenando altresì il sarcasmo dell’utenza del web che ha tirato un sospiro di sollievo per l’impiegato (Fabio), sfuggito all’imbarazzante performance degli altri colleghi.

3 – Lo schieramento dei dipendenti

Gli impiegati della filiale, disposti orizzontalmente e chiamati a presentarsi uno alla volta come chiamati all’appello in classe o impegnati in un’improbabile recita scolastica non fornisce l’idea di un gruppo affiatato (anzi una famiglia, come dichiara orgogliosamente la direttrice). Si tratta di una posizione poco naturale, scarsamente dinamica e fin troppo subordinata all’azione della dirigente. Per caso qualcun altro avrebbe voluto darsi malato come Fabio?

4 – Il ritornello e la torta

Se proprio era necessario concludere il video in maniera dinamica, perché far cantare solo la direttrice? E poi, perché proprio cantare? Il ritornello che sa tanto di comunità parrocchiale e il “tuffo” della fotocamera sulla torta sono poco consoni a quelli di un ambiente lavorativo frequentato da professionisti. La coreografia finale poteva certamente essere escogitata in maniera migliore.

5 – Poco bene, Anzi… male

La direttrice ripete per quattro volte la parola “anzi”, ponendosi continuamente in contraddizione con ciò che è stato detto il precedenza. Pur volendo conferire un valore rafforzativo al suo discorso, la ripetizione fin troppo forzata non aiuta a far comprendere al cliente il presunto senso di appartenenza ed unione che si vive all’interno della filiale, ma lo espone a dei dubbi e lo devia dal centro focale della dichiarazione.

In parole povere, ecco cosa succede quando si fanno le cose artigianalmente per non affidarsi ad un esperto di comunicazione.

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26 anni, appassionato di giornalismo, tecnologia, social network e comunicazione.

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