Tutti pazzi per Sarahah, l’app dei messaggi anonimi (e offensivi)

In questi giorni, dando uno sguardo ai social network, una buona parte di utenti sembra essersi letteralmente invaghita di una app dalla busta bianca su sfondo verde chiaro. È Sarahah, il nuovissimo strumento tecnologico che permette di comunicare in maniera del tutto anonima.

L’applicazione, escogitata un anno fa dal 29enne sviluppatore saudita Zain al-Abidin Tawfiq, ha raggiunto un’enorme popolarità anche alle nostre latitudini e proprio in questi giorni sembra aver raggiunto il suo “boom” definitivo con migliaia di users che hanno deciso di provarla per la prima volta.

In origine, l’applicazione era stata pensata per consentire ai dipendenti delle aziende di esprimere giudizi senza nome e senza diritto di replica ai propri datori di lavoro al fine di consolidare il rapporto lavorativo e suggerire critiche costruttive per migliorare i servizi erogati.

In seguito, l’app è divenuta accessibile a tutti al tal punto da essere scaricata in ogni parte del mondo. In Italia, sulla piattaforma Google Play sono stati già eseguiti oltre 5 milioni di downloads. Anche chi non ha installato Sarahah può comunque inviare dei messaggi anonimi al destinatario attraverso l’integrazione con altri social ed ogni contenuto può essere facilmente condiviso in rete.

Questo tipo di strumento di comunicazione, che per certi versi ricorda il popolare servizio Ask utilizzato fino a qualche tempo fa da giovani ed adolescenti, nasconde però diverse insidie. In primis, l’applicazione anonima rischia di diventare un calderone incandescente per episodi di bullismo, razzismo ed altri comportamenti offensivi.

I proprietari dell’applicazione hanno comunque provato ad indicare qualche piccola restrizione. Su Google Play l’utilizzo di Sarahah viene raccomandato esplicitamente su «supervisione dei genitori» mentre su iTunes chi effettua il download deve «avere almeno 17 anni». Basterà?

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26 anni, appassionato di giornalismo, tecnologia, social network e comunicazione.

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