Perchè il clickbait è soltanto un’esca per stupidi

Perchè il clickbait è soltanto un’esca per stupidi

clickbaitClicca qui! Condividi prima che lo censurino! Nessuno ne parla! Almeno una volta nella vostra vita da internauti vi sarà capitato di imbattervi in titoloni sensazionali e propagandistici di siti che promettono di rivelare segreti “che nessuno vi dirà mai” o raccontare storie con risvolti “incredibili” per le quali “non crederete mai ai vostri occhi”. Questo fenomeno tanto aggressivo quanto ripetitivo ha un nome: clickbait.

Cosa significa clickbait? Letteralmente “esca da click” e si riferisce ad un titolo o un’immagine pubblicata su Internet con l’intento di “attirare” il maggior numero di utenti possibili motivati a “cliccare” sopra al link corrispondente per incrementare il traffico verso un determinato sito. Di esempi del genere ne è pieno il web e negli ultimi anni il fenomeno si è spostato prevalentemente sui social network quali Facebook e Twitter.

Cascarci è questione di un attimo. Basta notare un titolo accattivante (magari corredato da un’immagine altrettanto invitante) per cliccarvi sopra e… rimanere delusi! Già, perché dietro quelle promesse di scoop straordinari e avvenimenti impensabili non c’è proprio nulla.

Molto spesso i contenuti e anche il titolo dell’articolo pubblicato su un determinato sito (si passa dai piccoli blog gratuiti che si appoggiano a servizi come i più comuni WordPress o Blogger ai più articolati siti di pseudo informazione alternativa) non corrispondono per nulla alle premesse pubblicate nell’anteprima sul social network.

Come è possibile? Molti siti tramite le impostazioni SEO permettono di fornire manualmente su Facebook la lettura di un titolo diverso rispetto a quello effettivamente pubblicato dall’articolo. Dunque, se su un sito internet il titolo di un articolo è “Vienna, crolla un vecchio edificio“, nella sua controparte social si leggerà “Incredibile! È crollato tutto, sciagura!” senza fornire informazioni riguardo al luogo e alla cronaca dell’avvenimento. Se volete sapere cosa è successo e dove, allora vi sentirete obbligati a cliccare sul link.

Spesso ad essere vittima di questa insensata forma di adescamento sono quella categoria di utenti che utilizza esclusivamente Internet e i social network per informarsi sui fatti del giorno, rifiutando la canonica lettura di un giornale cartaceo. In buona parte dei casi, questo tipo di utenti non accetta nemmeno di consultare la versione online degli stessi quotidiani. Il motivo? Un anticonformismo poco intelligente stimolato proprio da quei siti che dichiarano di fare informazione alternativa perché “i giornali non ve lo dicono”.

Come difendersi dal clickbait? Innanzitutto comprendendo che, se un sito intende fornire informazioni utili stimolando l’utenza alla lettura, deve trattare il suo pubblico con il rispetto dovuto puntando al ragionamento e non all’emozione del momento. È necessario, inoltre, verificare l’attendibilità di quel sito che si vorrebbe visitare al fine di scongiurare spiacevoli conseguenze. Altra mossa è inoltre quella di valutare la “coerenza” del titolo passando il mouse sopra il link (senza mai cliccarvi) e osservando l’indirizzo appare in basso a sinistra nel vostro browser.

Va detto, infatti, che i creatori di notizie clickbait su un sito Internet riportano spesso dichiarazioni parziali, modificare o inventate di sana pianta da parte di personaggi pubblici (spesso politici). Capita spesso, infatti, che la notizia riportata sia del tutto falsa. Gli esempi più lampanti sul web italiano sono i siti Tze Tze e La Fucina che propongono a rotazione un palinsesto di notizie spesso incorrette ma capaci di generare un traffico incredibilmente elevato. Alto è anche il numero di “mi piace” presenti sulle rispettive pagine Facebook: 1,1 milioni e 200 mila.

Bisogna inoltre ricordare che dietro questo traffico generato si celano intenzioni di lucro disonesto. Cliccando su una determinata pagina web è possibile incappare in pubblicità invasive e pop-up che rallentano e limitano la navigazione. Ogni click sull’inserzione genera una piccola percentuale di guadagno.

Non è tutto. Su questi siti si rischia di venire in contatto con virus, malware e spyware che possono seriamente danneggiare il nostro pc o dispositivo mobile. Strumenti come Ad Block possono rivelarsi utili per ammortizzare il problema dei contenuti malevoli ma si tratta di un universo in continua evoluzione e non sempre le protezioni in uso riescono ad essere efficaci.

Da qualche settimana Facebook sta provando a dire basta a questa diffusissima pratica aggiornando il News Feed con un algoritmo in grado di riconoscere i titoli clickbait, ma è chiaro che il numero di pagine che ad oggi propina ai suoi utenti esempi spiacevoli è pressoché sterminato. Molto resta ancora da fare. Va ricordato infine che negli ultimi mesi il fenomeno del clickbait sta dilagando anche sui siti di video sharing come YouTube. Una tendenza in auge in particolare su quei canali di YouTubers particolarmente seguiti da un pubblico giovanissimo.

Share this post

Post Comment