POLIDEA – Sì, le Sardine devono entrare in Politica e devono farlo come entità di Sinistra

Alla fine non sembra più essere un semplice fenomeno passeggero. Ormai da diverse settimane le Sardine, il movimento ideato e portato avanti da un gruppo di ragazzi sui social e nelle piazze sta finalmente assumendo una forma definitiva dopo le primissime prove generali di “audience“.

Non stiamo parlando di percentuali televisive, bensì di quelle ambitissime delle previsioni elettorali che precedono exit poll e dati reali. L’impressione che alle prossime elezioni, probabilmente Nazionali, le Sardine possano finalmente esordire come entità politica non appare più come un’ipotesi remota, ma assume sempre più consistenza con il passare dei giorni.

E in effetti, lasciare inespressa quella moltitudine di manifestanti emozionati che hanno accolto con passione la nascita e l’evoluzione del momento sarebbe decisamente delittuoso e controproducente. Non si tratta di giovani perdigiorno e costruttori di slogan, come qualcuno preferirebbe far credere.

Dopotutto, nel nostro Paese, è estremamente facile sbarazzarsi delle idee progressiste portate avanti dalle nuove generazioni, etichettate come “pericolo”. A chi storce il naso e rimprovera a questi ragazzi una natura apolitica, va ricordato che nessuno, tra le Sardine, ha mai detto di dichiararsi “apolitico”, bensì “apartitico”.

Le Sardine, infatti, non nascono come costola politica di nessun partito italiano, ma ogni componente non può certamente nascondere simpatie politiche o ideologiche, fatto che sarebbe impossibile per qualsiasi individuo  che si presenta, anche per la prima volta, nell’agone. Ecco, perché, le Sardine oggi hanno bisogno di dichiararsi sia politiche che partitiche, perché all’idea deve per forza seguire costrutto.

E, per fa sì che ciò accada, la transizione deve avvenire attraverso un’inevitabile vicinanza a una corrente di Sinistra, laddove le Sardine non possono che trovare la propria omogenea collocazione. Il legame tra Sardine e Sinistra deve realizzarsi in maniera sempre più esplicita, lasciando da parte quei segnali non ufficiali provenienti da altre espressioni politiche che di Sinistra non sono (leggasi Movimento 5 Stelle) e che ne rivendicano la paternità perché nate “in piazza”.

Qualcuno, tuttavia, potrebbe obiettare: “Perché le Sardine manifestano non contro il Governo ma contro l’opposizione?” La risposta è di facile intuizione. Le Sardine non protestano né contro il Governo né contro l’opposizione. La loro motivazione è spinta dal desiderio di superare l’idea dell’odio che è stata portata avanti nel corso dell’ultimo anno sia da chi, in parte, risiede al Governo, sia da chi si trova attualmente come forza d’opposizione.

Per guardare al futuro non bisogna mai dimenticare la storia, nemmeno quella recente che ha portato, appunto, alla nascita di questa manifestazione gentile, senza slogan iracondi e senza frapposizioni. Sbaglia chi continua a ripete che le Sardine stiano portando avanti una politica del “contro” e viene da sorridere se si pensa che a sostenere questa opinione siano gli stessi personaggi che continuano ancor oggi a esporsi “contro” tutti, senza mai presentare proposte.

I sei punti programmatici esposti nella manifestazione di Roma del 14 dicembre manifestano sono il campanello d’allarme per una politica che ha bisogno di tornare a parlare con le persone e di ricollocarsi nelle proprie responsabilità. La richiesta è semplice e comprensibile, erroneamente bollata dalle forze di Destra – evidentemente toccate nei propri nervi scoperti – come insulsa e inefficace. E in effetti, nei punti sardiniani emerge soltanto un coro, chiaro e lampante: “tornate a fare il vostro mestiere e fatelo bene, stavolta“. Impegno che, nei mesi precedenti, qualcuno aveva dimenticato di onorare barcamenandosi tra selfie e usi impropri dei social network.

Polidea è una rubrica politica del blog La Linea Rossa che si esprime sulle idee e le proposte della politica italiana e internazionale

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