Perché “Bella Ciao” è l’Esperanto della libertà e patrimonio di tutti noi

Nelle scorse settimane alcuni politici dell’estrema Destra italiana hanno aspramente criticato la decisione assunta da un parroco di far cantare in chiesa “Bella Ciao“, canto popolare italiano diventato simbolo della Resistenza. Stessa cosa avvenuta, qualche giorno dopo, quando i commissari del gruppo Socialisti e Democratici hanno intonato la canzone al Parlamento Europeo.

Una polemica inutile e dannosa, che dimostra ancora una volta l’ignoranza e l’opportunismo di una parte della politica italiana che si infiamma e provoca l’indignazione irrazionale del proprio elettorato. Perché prendersela con “Bella Ciao” e chi la canta?

L’equivoco nasce proprio dalla strumentalizzazione adottata nel corso degli anni dalle correnti di estrema Destra, che hanno brutalizzato la canzone popolare e chi la intona con etichette di cattivo gusto. “Bella Ciao”, che inorridisce e disgusta, è probabilmente il canto di libertà più diffuso e famoso al mondo.

Le sue parole esprimono amore, unità e speranza e sono state intonate da tutti coloro che, durante la Resistenza, hanno combattuto e sono morti “per la libertà“. Il nostro Paese, la nostra Costituzione e la stessa Europa si fondano sui valori antifascisti veicolati dalla canzone.

Se nel Vecchio Continente abbiamo la fortuna di vivere in sinergia e pace dall’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, un grande merito va attribuito proprio a “Bella Ciao“, che ha unito chi, a prescindere dall’appartenenza politica, ha cacciato via il pericolo dei totalitarismi con quali, fortunatamente, oggi non abbiamo più contatto.

Tutti i popoli, sotto “Bella Ciao“, hanno la possibilità di costituirsi simili a prescindere dalla fede religiosa, dal colore della pelle e dalla lingua. Perché “Bella Ciao” altro non è che il vero “Esperanto dei popoli” e chi oggi, oscurato da un’illogica pulsione sovranista, dovrebbe essere invece orgoglioso di sentire una canzone così bella intonata in lingua italiana e, allo stesso tempo, tradotta in tutte le lingue del mondo.

Sì, “Bella Ciaova intonata in chiesa, a scuola, nelle case e in ogni luogo e in ogni tempo dove esiste una comunità di persone libere.

Foto di StockSnap da Pixabay

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