Reporters sans Frontières, migliora la libertà di stampa in Italia ma Beppe Grillo resta una minaccia

Migliora la situazione dell’Italia nella classifica mondiale della libertà di stampa stilata annualmente da Reporters sans Frontières, l’organizzazione non governativa che agisce in difesa dell’informazione nel mondo. Il nostro Paese, infatti, passa dal 77° posto registrato ad aprile 2016 all’attuale 52°.

Il balzo in avanti si deve all’assoluzione da parte del Tribunale del Vaticano dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi in relazione al processo VikiLeak 2.

Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Malgrado il sensibile miglioramento, capace di far guadagnare all’informazione nostrana ben 25 posizioni in più nella graduatoria, le minacce e le pressioni che mettono a repentaglio la libertà di stampa in Italia restano sempre alti ed attuali.

Secondo il rapporto di Reporters sans Frontières l’Italia dimostra ancora «problemi sensibili» e rimane «uno dei paesi europei dove c’è il più grande numero di reporter minacciati dalle organizzazioni mafiose e criminali». Inoltre, sono ancora 6 i giornalisti italiani «sempre sotto protezione poliziesca 24h/24 dopo le minacce di morte proferite dalla mafia o da gruppi fondamentalisti».

Il bilancio fa notare inoltre l’atteggiamento insofferente della politica italiana nei confronti dei cronisti. Tra questi comportamenti intolleranti spiccano, secondo l’organizzazione, le «provocazioni e minacce come Beppe Grillo del Movimento 5 stelle (M5S) non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che li disturbano» e le «pressioni da parte dei politici» che spingono i giornalisti ad autocensurarsi.

Nella classifica mondiale, a primeggiare sono i paesi scandinavi con Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca che occupano le prime quattro posizioni. 16° posizione per la Germania, 29° la Spagna e 39° la Francia. Gli Stati Uniti si posizionano al 43° posto (due in meno rispetto al 2016 a causa degli attacchi «altamenti tossici» di Donald Trump), mentre il Giappone si piazza 72°. Malissimo la Turchia che si posiziona al 155° posto. A chiudere la classifica è invece la Corea del Nord in 180° posizione.

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26 anni, appassionato di giornalismo, tecnologia, social network e comunicazione.

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