Come è cambiata Isis nel tempo e perché sta perdendo

Nella giornata di mercoledì 22 marzo a Londra un uomo armato di pistola e coltello ha compiuto un attacco all’esterno del Palazzo di Westminster provocando la morte di 3 persone e il ferimento di 40. L’aggressione, immediatamente riconosciuta da Scotland Yard come atto terroristico, manca ancora della sua paternità ma molti, in assenza di conferme ufficiali, hanno già intravisto modalità d’azione tipiche di quelle dell’Isis, l’organizzazione terroristica fondata dal “Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi.

Tuttavia, non è ancora giunta alcuna rivendicazione da parte dei canali ufficiali del gruppo jihadista ma soltanto un messaggio di giubilo che vuole giustificare l’attentato come vendetta per i recenti bombardamenti britannici su Mosul, città chiave dello Stato Islamico. Questo perché Isis, seppur non sempre responsabile diretta degli attacchi terroristici compiuti in Europa od altre parti del mondo, è interessata a fare gatekeeping e mantenere consenso e leadership agli occhi dei suoi “spettatori”.

Cosa significa ciò? Che l’organizzazione non è così forte come in passato o, quantomeno, come vorrebbe far intendere. Da diversi mesi a questa parte le strategie di attacco del Califfato Nero sono radicalmente cambiate. Le immagini degli attacchi coordinati di Parigi del 13 novembre 2015 erano state affidate ad un vero e proprio pool di “professionisti” del terrore capaci di maneggiare con naturalezza dei kalashnikov e preparare manufatti ad alto potenziale esplosivo.

A partire dall’estate del 2016 le istruzioni fornite da Isis ai cosiddetti foreign fighters si sono “involute”. Con la morte di Abu Mohammad al-Adnani, responsabile comunicazione dei jihadisti e braccio destro di al-Baghdadi, i combattenti dello Stato Islamico hanno messo da parte le cinture esplosive e si sono affidati a strumenti di uso comune come coltelli da cucina e mezzi a motore.

Gli attentati di Nizza, Berlino e Londra sono la più fulgida testimonianza. Interessante, a riguardo, è un articolo odierno del Guardian che spiega come la presenza di Isis nel Regno Unito è pressocché minoritaria rispetto ad altre aree europee come ad esempio il Belgio. Ad oggi, i veri attentati di grosse proporzioni in grado di provocare centinaia di vittime avvengono soltanto in Siria e Iraq.

Inoltre, a combattere non sono più team di più persone, ma autori singoli vicini ad ambienti criminali e non per forza legati al gruppo terroristico. Da mesi, poi, è in corso nei territori conquistati dallo Stato Islamico una dura lotta per la liberazione delle città sotto il giogo jihadista. È in questi luoghi che Isis sta perdendo la sua autorità. E man mano che il gruppo smarrisce potenzialità e territorio, più sollecita i suoi simpatizzanti a compiere aggressioni solitarie all’estero. Ecco perché i jihadisti sono destinati ad essere gradualmente superati.

Aggiornamento ore 13.30

Attraverso i propri canali ufficiali, l’Isis ha rivendicato la responsabilità dell’attentato di Londra del 22 marzo 2017 descrivendo l’autore dell’attacco come un “soldato del Califfato”.

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Vicedirettore del blog culturale Vivi Catania e redattore per la testata giornalistica Oggimedia.it. Su La Linea Rossa pubblico opinioni personali su giornalismo, nuovi media, tecnologia, politica e attualità. Only three words: #Journalism #News #Media, what else?

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